NOTIZIE EMICRANIA
Le donne e il dolore cronico, una realtà sommersa
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
03/11/2008 11.22.00
Una recente indagine mostra che oltre la metà delle donne presenta una manifestazione dolorosa che, nell’88,4 per cento dei casi, dura da più di un anno. Oltre il 10 per cento delle sofferenti sceglie il trattamento da sé o grazie al “passaparola”. I dati confermano la sostanziale inadeguatezza dell’approccio al dolore in Italia.
La popolazione femminile presenta caratteristiche proprie in termini sia di fattori di rischio, sia di necessità di trattamento sia, ancora, di prevalenza di alcuni disturbi. E in questo solco s’inserisce l’indagine “Le donne e il dolore cronico” condotta da Scicom per conto di O.N.Da (Osservatorio nazionale sulla salute della donna), con il supporto di Mundipharma. I dati restituiti dall’indagine, basata su un campione statisticamente significativo, mostrano che più di una donna su due (il 57 per cento) soffre di manifestazioni dolorose croniche, una percentuale che sale al 70 per cento al di sopra dei 65 anni di età. Inoltre, non si tratta di condizioni algiche acute o autolimitanti: l’88,4 per cento delle donne che accusavano il disturbo al momento dell’intervista dichiarava di soffrirne da almeno un anno.
Contrariamente a quanto si può pensare, queste manifestazioni dolorose si presentano più spesso in distretti che non hanno a che vedere con l’apparato riproduttivo – si tratta di schiena, testa e collo – e che compromettono seriamente l’autonomia e l’attività della donna, sulla quale ricadono, in aggiunta al lavoro, compiti di assistenza verso bambini e, sempre più spesso, anziani e disabili. E, infatti, oltre un quarto del campione dichiara che il dolore interferisce pesantemente con le attività domestiche, la deambulazione e la concentrazione, mentre supera abbondantemente il 30 per cento la parte che dichiara che il dolore interferisce “abbastanza” con queste attività. Non va poi trascurato il dato relativo all’influenza del dolore sul sonno (oltre il 47 per cento delle donne dichiara che il riposo viene disturbato “abbastanza” o “molto”), perché questo può indurre a curare il sintomo insonnia con ipnotici quando basterebbe trattare meglio la sintomatologia dolorosa.
Quanto al trattamento antidolorifico, viene molto più spesso prescritto dallo specialista, piuttosto che dal medico di medicina generale, e c’è ancora un 10 per cento che ricorre esclusivamente al fai da te e al passaparola. “Nel complesso”, commenta Massimiano Bucchi, supervisore della ricerca, “il quadro che emerge è quello di una presenza diffusa del dolore fisico nella vita delle donne. Dolore che può ‘spostarsi’ nel corso della vita in zone diverse del corpo ed associarsi a patologie variabili, ma accompagna come una sorta di sgradito ospite, anche per lunghi periodi, la vita delle donne, e ne condiziona l’umore e la capacità di svolgere le proprie attività quotidiane.”
“I risultati sono chiarissimi: il dolore è un fatto che la stragrande maggioranza delle donne si trova ad affrontare per periodi anche molto lunghi, visto che nell’arco della vita si presentano cause diverse di dolore: nelle giovani l’emicrania, col passare degli anni può cedere il posto alle fratture osteoporotiche”, commenta Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da. “E mette anche in luce alcuni aspetti specifici: per esempio l’aggravarsi del disturbo in concomitanza con eventi quali il ciclo mestruale o la gravidanza”.
Apprezzamento per l’indagine viene anche da Guido Fanelli, Coordinatore della Commissione Ministeriale sulla terapia del dolore e le cure palliative. “Anche nella popolazione femminile si conferma purtroppo che l’evento dolore è un fenomeno presente in quasi il 90 per cento delle persone e di queste il 16 per cento prova addirittura un dolore estremamente severo, con evidenti ripercussioni sulle attività quotidiane e sulla qualità della vita stessa. Il fatto che una donna su tre che accusa dolore, cronico e non, continui ad affidarsi a terapie alternative non farmacologiche o automedicazione, è il segno che occorre un cambiamento culturale in tutto quanto riguarda il trattamento del dolore. E’ questo del resto lo scopo della Commissione Ministeriale, la cui linea d’azione prevede una maggiore sensibilizzazione e formazione del medico di famiglia su questo aspetto e, contemporaneamente, una maggiore diffusione sul territorio delle capacità di trattare adeguatamente il dolore. Infatti non può essere la regola che il dolore venga affrontato in reparti non specialistici e non dedicati. Si pensi che ancora oggi molti dei ricoveri ospedalieri in reparti ad elevata intensità di cure, come ad esempio la medicina interna, sono dovuti a manifestazioni dolorose di diversa natura”.
Fonte: Ufficio stampa Mundipharma 2008.